Primo giorno da solo qui in Albione. Quasi per miracolo, ma alla fine sono riuscito a partire. Aereo, pioggia, aeroporto, pioggia, autobus, Victoria Station, ancora pioggia.
Il prossimo master lo faremo a Palermo, eh.
I primi giorni di un emigrato a Londra sono abbastanza frustranti. Lezione #1: quando espatriate, sappiate che è molto dura. No, non fate la faccia di quelli che ma questo lo so già. Lo so che lo sapete, che è dura. Quello che cerco di farvi capire è che lo è di più di quello che immaginate.
COSA FARE ALL’INIZIO
Se avete un posto dove stare (un amico, o un ostello prenotato per una decina di giorni) vi conviene cercare lavoro. Questo perché per la maggior parte degli appartamenti che valuterete, sarà necessario dare un conto corrente per permettere al landlord di prelevarvi l’affitto senza passare a casa (furbi come cervi, questi inglesi)¹. Ora, posto che il conto corrente lo si fa quando ci si mettono dentro i soldi, e posto che i soldi li si guadagna lavorando, possiamo iniziare.
Prima di tutto, recatevi in un qualunque negozio di telefonia e procuratevi una scheda sim inglese, con cui chiamerete i recruiter e vi renderete rintracciabili. La scheda sim non ha bisogno di nessuna registrazione, niente codice fiscale, niente fotocopia della carta d’identità, basta solo dire “I need a sim card, pay as you go, please”. Non vi serve neanche sapere l’inglese e in due minuti e cinque pounds avete un cellulare attivo. E ora, sotto con un mestiere.
Scordatevi di quanto leggevate che Londra è il paradiso del lavoro: la crisi economica degli ultimi due anni ha cancellato molte di quelle cose che davamo talmente assodate da sembrare luoghi comuni. Uno di questi è appunto la facilità di trovare un posto libero da cameriere. Nel mio caso, peraltro, partire di Gennaio con le feste appena finite e la gente che non ha più soldi per uscire a cena fuori la sera, è da folli totali, ma vabbè.
Con tutti gli italiani che partono, ci sono moltissimi connazionali che qui hanno aperto agenzie che forniscono italiche braccia al mercato della ristorazione: senza fare nomi (a me è bastata una ricerca su Google di 120 secondi per trovarne tre), sono persone che hanno contatti con i millemila ristoranti italiani e che spesso risultano utilissimi a trovare un lavoro, soprattutto a chi non sa una parola d’inglese.
E ALLORA CHE CI VUOLE?
Il piccolo problema è che noi italiani a Londra siamo letteralmente una cifra: questo implica che la concorrenza per accaparrarsi i – già pochi – posti disponibili diviene spietata, e i recruiter più che italiani sembrano cinesi: tu entri in agenzia, ti iscrivi e ti siedi in sala d’attesa, aspettando che all’agenzia arrivi la chiamata di un ristorante che in quel momento ha bisogno di qualcuno. Quel momento, chiaramente, può arrivare dopo un’ora come dopo tre giorni, e finché c’è da aspettare ti toccherà svegliarti la mattina presto e andare a passare le tue prima giornate londinesi in sala d’attesa.
L’altro giorno mi sono iscritto a una di queste agenzie, e mentre aspettavo di lasciare il mio numero di cellulare, ho iniziato a chiacchierare con un ragazzo pugliese che mi raccontava di quanto fosse felice di aver trovato “subito” (dopo due giorni) lavoro come lavapiatti in un ristorante italiano in prima zona a 5,93 pounds all’ora. Un lavapiatti a cinque pounds e novantatrè all’ora, per nove ore al giorno, per sei giorni alla settimana: manco a Mirafiori.
Gli italiani all’estero sono decisamente peggiori di quelli rimasti in Italia.
1. il disclaimer mi sembra chiaro, ma sempre meglio una riga in più che una in meno: qui dentro si parla spesso e volentieri a quelli che vanno via per rimanerci, non per quelli che vogliono solo farsi tre mesi e poi tornare. Ovviamente niente in contrario con quelli che vogliono viversi la movida londinese (lo farei pure io se non fossi un trombone), ma il consiglio di fare un conto corrente non si riferisce alla loro esperienza.
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